Montagna K2, storia della seconda vetta più alta al mondo

Montagna K2, storia della seconda vetta più alta al mondo

La montagna K2 secondo l’alpinista e scalatore George Bell è una “montagna selvaggia”, che cerca di ucciderti, e non c’è bisogno neanche di tanti giri di parole per capirne il perché.

Anche noto come Karakorum 2 o monte Goldwin-Austen, dell’altezza di 8609 metri, è la seconda vetta più alta al mondo, un titolo che deve cedere ad un altro colosso montuoso, il monte Evertest.

Situato al confine tra il Pakistan e la Cina, ha una proporzione abbastanza inquietante in quanto ad alpinisti e scalatori che hanno raggiunto l’agognata vetta della Montagna Selvaggia e quelli che purtroppo sono stati vittime quasi inspiegabili della forza asfissiante di questa meraviglia paesaggistica. Infatti per ogni 4 scalatori che raggiungono la vetta della montagna K2 ce n’è 1 che invece non riesce nella tanto agognata scalata.

Spedizioni storiche sulla Montagna K2

Nel 2008 c’è stata una vera e propria disfatta, umana ed alpinistica, infatti durante la scalata di questo maestoso monte, che costò la vita a ben 11 arrampicatori, in una delle più tragiche e recenti testimonianze.

Mentre la lieta notizia è quella dei primi in assoluto a raggiungere l’apice di questa montagna K2, ed è un’impresa tutta italiana, quella che vide protagonisti Lino Lacedelli ed Achille Compagnoni, il giorno del 31 Luglio 1954, una spedizione che era stata scelta e guidata Ardito Desio, e fu rinominata a tal proposito “La montagna degli italiani”.

Molti hanno tentato, i primi nel 1902, ad avventurarsi su questa montagna, tanto alta ed inarrivabile, ma anche affascinante e stimolante per l’uomo, che ha da sempre voluto cercare di non porsi limiti di fronte a nulla.

Per l’appunto, nel 1902, Crowley ed Eckenstein tentarono, senza fortuna di arrampicarsi sul K2, nella speranza di scrivere il loro nome nella storia, tuttavia le cose peggiorarono in fretta.

Il leader e capo della spedizione, Eckenstein ebbe un’infezione respiratoria davvero severa, allo stesso modo Crowley contrasse invece la parassitosi della Malaria, che lo costrinse a stare nel proprio accampamento, con febbre alta e convulsioni. Una spedizione più che sfortunata potremmo azzardare.

Perchè si chiama K2

Il nome K2 sembra derivare dalla serie di montagne del Karakorom, una regione situata al limite tra il nord-est dell’Himalaya, che esattamente si trova al confine della moderna Pakistan e della Cina.

C’è un curioso aneddoto, legato alle “K” di questa montagna, e perlopiù è molto conosciuto dagli abitanti delle popolazioni locali vicine alla montagna selvaggia.

Ogni qualvolta che un arrampicatore o scalatore arrivava a un punto più alto, che precedentemente non era ancora stato issato, lo rinominava con la lettera “K” abbinata al numero della spedizione.

La prima spedizione dunque prendeva il nome di K1, e così via per la seconda K2, la terza e via discorrendo, in base a quella più recente veniva stilato il tutto, in particolar modo al progredire del numero legato alla lettera aumenta anche l’altezza e la difficoltà che si incontravano per scalare le vette ripide di questa piramide naturale.

Nell’immaginario collettivo dei popoli vicini alla catena montuosa Karatorom, il nome che sembra ormai diventato di uso comune e che identifica in maniera univoca e chiara che si tratta del monte Karakorum è quello di montagna K2.

Dunque il nome sembra conservare tutt’al più un origine locale che una universale, quella infatti che noi conosciamo è legata al tramandare e persistere nel chiamarla K2.

Differenze con la vetta dell’Everest

Ok, la montagna che uccide, un monte sperduto, pieno di scorciatoie impervie e difficoltose da superare, ma come mai desta più paura il monte K2 rispetto al più alto Monte Everest?

Sebbene il Monte Everest sia alto 8848 metri, circa 250 in più rispetto al K2, è la topografia della vetta al confine del Pakistan che sembra renderla più impercorribile e malagevole rispetto alla vetta più alta del mondo.

L’Everest è caratterizzato da una morfologia orografica diversa dal Karakorum, qui infatti troviamo delle zone di rilievi che si fanno sempre via via più stretti ed acuminati, con delle zone piatte, abbastanza regolari, sulle quali soffermarsi per del ristoro veloce. 

A differenza invece del K2 dove le zone piane sono davvero pochissime, tant’è che si possono contare “sulle dita delle mani”, in quanto è costituito da tratti davvero dirupati e scoscesi.

Un altro problema, che farebbe desistere qualsiasi alpinista dal tentare di scalare il K2 è dato dalla austerità delle condizioni meteorologiche, davvero eccessive e troppo, troppo rigide per qualsiasi essere umano.

Alberto