Camoscio d’Abruzzo: perché lo chiamano il più bello del mondo

Camoscio d’Abruzzo: perché lo chiamano il più bello del mondo

Di certo hai sentito parlare del camoscio e probabilmente, se sei un amante delle escursioni in montagna, ti sarà anche capitato di vederne uno correre quasi sfidando le leggi della gravità sulle rocce più scoscese.
Ma conosci invece il camoscio d’Abruzzo, anche noto come ‘Rupicapra’?
E sai perché viene definito il camoscio più bello del mondo?
È quello che scoprirai continuando a leggere questa guida, con la quale ti porteremo sui monti abruzzesi alla scoperta di un animale affascinante e solitario.

Il camoscio d’Abruzzo: non confondetelo con il cugino delle Alpi

Il camoscio d’Abruzzo è un animale molto particolare che non va confuso con il suo simile alpino. Il suo nome scientifico tanto per cominciare è ‘Rupicapra pyrenaica’, e la sua individuazione risale alla fine del 1800. Stiamo parlando naturalmente di un mammifero, ma è pur vero che si tratta a tutti gli effetti di un camoscio a sè. Non solo non è uguale agli esemplari delle Alpi, ma curiosamente oggi giorno non viene più fatto rientrare tra le rupicapre dei Pirenei, come invece il suo nome asserisce.
Nome che lo colloca quindi proprio sugli Appennini, e in particolare su quelli abruzzesi. Vi è anzi una popolazione originaria del Parco nazionale omonimo, e sembra che questa sottospecie di camoscio abiti quasi esclusivamente in quest’area. Ve ne sono anche in Molise e nell’alto Lazio, ma prevalentemente questo animale sembra prediligere la terra abruzzese.
Se volete ammirare qualcuno di questi splendidi esemplari potete vederli nel Parco che abbiamo già citato, ma anche sulla Majella o sui monti della Laga, dove sono stati introdotti recentemente.
L’ultimo posto in cui la specie è stata inserita è il Parco dei monti Sibillini, sui quali vive in tranquillità ormai da più di dieci anni.

Perché questo camoscio è detto il più bello del mondo

La cattiva notizia è che un tempo questo animale viveva in molti più posti rispetto ad oggi. Lo si poteva infatti trovare, oltre che sui monti Sibillini (dove è stato come abbiamo detto riportato recentemente) anche sui monti del Pollino. La buona notizia invece è che, sebbene la sua zona territoriale sia diventata più piccola, il camoscio d’Abruzzo sembra proliferare molto bene. È diventato il vero padrone del suo territorio, composto principalmente da pareti scoscese che percorre in maniera apparentemente disinvolta.

Ama molto però anche gli spazi aperti, come le aree dei boschi nelle quali può andare a brucare in tutta tranquillità.
La sua particolarità, che è anche il motivo per cui viene definito ‘il camoscio più bello del mondo’, risiede però nel suo manto. In particolare durante l’estate, il camoscio d’Abruzzo sfoggia un mantello di un color rosso vivo, mentre il folto pelo assume una gradazione che vira verso il giallo sulla testa e sul ventre.

La tavolozza dei colori cambia radicalmente d’inverno, quando il camoscio diventa quasi nero sul dorso e sulle zampe, lasciando però il muso e tutta la parte che dalla testa arriva alle spalle di uno splendente color giallo. Come se non bastasse, intorno agli occhi presenta una sorta di maschera, e una macchia bianca che scende sul collo. È l’unico animale al mondo ad avere queste particolarità; caratteristiche che a ragion veduta gli hanno fatto guadagnare il titolo.

Il camoscio d’Abruzzo e il suo rapporto rischioso con l’uomo

Un’altra caratteristica che distingue il camoscio d’Abruzzo è al tempo stesso un suo pregio ma può rappresentare anche un grave pericolo.
Stiamo parlando infatti di animali molto schivi ma nello stesso tempo curiosi.

Questa loro particolarità li espone a volte, troppo spesso in effetti, alla crudeltà dei bracconieri. Il camoscio generalmente è molto reattivo, e al minimo segnale di pericolo è in grado di allontanarsi di diverse centinaia di metri in pochi secondi, grazie ai possenti salti che compie.
Se però il bracconiere resta immobile sollecita la curiosità dell’animale, che si spinge troppo oltre e si avvicina per osservare l’uomo.

Alberto